Adottando il mezzo visivo per precise finalità espressivo-comunicative, intervenendo sul reale e sulla sua percezione, spogliandola di ogni automatismo autoreferenziale, stefano somalvico crea scenari che sono ora palcoscenico, ora fondali, ora quinte, ora platea di un teatro intimo in cui agisce effettivamente ed affettivamente, chi vive la dinamica della proiezione, incontrando a volte quel senso –già noto nel medioevo- di vuoto pesante che le quinte parallele creano nell’ascoltatore…
Vuoto come un palcoscenico su cui stefano somalvico sogna i suoi tableaux en mouvement...
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